Gen. Div. Amedeo De Cia
Relazione tenuta dal Signor Generale di Corpo d'Armata Dott. Silvio Mazzaroli
Membri della Giuria, gentili Signore e Signori, desidero innanzi tutto ringraziare l'amico Comm. Giuseppe Garzoni di Adorgnano, per avermi proposto, e l'ing. Alberto De Cia, per avermi accettato, quale relatore della figura nobilissima del Gen. Amedeo De Cia alla cui memoria è intitolato questo premio. Sin dal primo contatto mi sono sentito onorato e questa sensazione si è viepiù consolidata man mano che approfondivo la conoscenza del generale: un uomo, un soldato, un comandante e, soprattutto, un italiano che merita di essere additato ad esempio a tutti coloro che hanno a cuore le sorti ed il buon nome del nostro Paese.

Il Gen. Amedeo De Cia
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Oggi, ne celebriamo la figura in un ambiente prettamente alpino ma, come di seguito vedremo, Amedeo De Cia, non nasce alpino. Egli, infatti, vede la luce il 23 dicembre 1893 a Gerace Marina, oggi Locri, in provincia di Reggio Calabria, figlio di Giovanni De Cia, ligure, colà invitato quale Ispettore amministrativo dello Stato Sabaudo e delle Nobil Donna Elvira Palermo di santa Margherita ramo di Grotteria, calabrese di origini sicule.
Il nostro Amedeo è, pertanto, un alpino "di mare" più che "di monte"; non una diminutio bensì un valore aggiunto che denota come "l'alpinità" non sia un gene bensì un particolare sentire dell'animo derivante da educazione, aspirazioni, frequentazioni ed esperienze di vita individuale.

Elvira Palermo De Cia (1863-1902) Madre del Generale
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Sarà soprattutto la madre a lasciare in lui una traccia indelebile educandolo ai valori risorgimentali, all'amore per l'Italia unita ed all'orgoglio per la propria stirpe. Donna Elvira ha, infatti, un'illustre progenie: il nonno, Giovanbattista Palermo, in gioventù ufficiale di Napoleone, fu firmatario nel 1860 dell'annessione della Locride al Regno d'Italia; il padre, Nicola Palermo, fervente patriota, dopo 10 anni di carcere duro sotto i Borboni e l'esilio, rientrato in Calabria, fu comandante dei Cacciatori di Aspromonte con Garibaldi. Sono antefatti che non potevano non influire sulla vita, sui comportamenti ed, in definitiva, sull'impegno e sull'amore per l'Italia, di Amedeo ed Alberto De cia e che lo stesso Alberto mi ha chiesto di ricordare e che, all'approssimarsi del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia ed in tempi incui nel nostro meridione si costituiscono Comitati a sostegno del rientro dei Borboni e del distacco dall'Italia, l'hanno indotto ad istituire, con il patrocinio dei comuni di Locri, Gerace e Grotteria, un premio letterario "per la cultura, la vita e la rinascita della Locride" a lei dedicato.
Nel 1898 il padre di De Cia viene trasferito a Genova; lì Amedeo completa gli studi liceali e si iscrive all'Università nella facoltà d'ingegneria; la prematura morte della madre e l'insoddisfazione per gli studi intrapresi lo inducano nel 1903 ad abbandonare gli studi ed abbracciare ala vita militare.

In divisa fine '800
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Entra nella "Scuola Militare" di Modena e ne esce S. Ten. di fanteria nel 1905; frequenta poi la Scuola d'Applicazione a Parma e nel 1907 viene assegnato al 76° Rgt. della B. f. "Napoli" a Genova. Entra così nel vivo della sua fulgida e per molti versi impareggiabile carriera militare che lo vedrà "soldato di tre guerre". La sua iniziale permanenza in fanteria sarà breve; già alla fine del 1909, con l'assegnazione al Btg. "Ivrea" del 4° Rgt. Alp., indosserà il cappello, ancora alla "calabrese", con l'ambita "penna nera".

Il Btg. IVREA in Libia. Il Ten. De Cia con i suoi soldati della 40 ˆ Compagnia ai lavori nell'acquedotto a Derna (1912)
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Il 29 settembre 1911 scoppia la Guerra Italo-Turca ed il Ten. De Cia viene inviato in Libia come comandante di plotone della 40ˆ Compagnia. Lì ha il suo battesimo del fuoco ed il 3 marzo 1912, per il suo valore nello scontro presso la Ridotta "Lombardia" in difesa di Derna, gli viene concessa la prima M.B.V.M.
Medaglia di Bronzo al Valor Militare:
"Per la calma, l'intelligenza, l'energia con le quali comandò il proprio Reparto di combattimento, dimostrando ardire e slancio esemplari"
Derna, 3 marzo 1912 – R.A. 22.3.1913
Rientrato in Patria, promosso capitano, nel 1914, viene assegnato all'89° Rgt. fanteria "Salerno" quale comandante di compagnia.
Allo scoppio della Iˆ Guerra Mondiale, il Reggimento è mobilitato ed inviato nell'alta valle dell'Isonzo; ad inizio operazioni il Cap. De Cia con la sua unità è impegnata nell'attacco al crinale del M.te Mrzli- M.te Sleme e già il 4 giugno 1915 si merita la seconda M.B.V.M..
Medaglia di Bronzo al Valor Militare:
"Rioccupava, con la sua Compagnia una Posizione, che le altre truppe avevano dovuto abbandonare a causa del violento fuoco nemico, dando così prova di grande fermezza e di ascendente sul proprio Reparto"
Il successivo 15 giugno De Cia viene nuovamente assegnato ad un Reparto alpino, assumendo il comando dell'11ˆ cp. del Btg. "Mondovì", distaccata al Btg. "Val Ellero". Nell'azione per la conquista del M.te Kucla viene gravemente ferito da proiettile passante al petto venendo poi ricoverato in ospedale.

Gruppo di ufficiali del Battaglione. De Cia è il secondo a destra.
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Ristabilitosi, nel marzo del 1916, il Cap. De Cia ritorna al fronte, questa volta al comando della 118ˆ Comp. del Batt. Alp. "Monte Clapier", impegnato in Val Fella. Di lui, in questo periodo, traccerà un ritratto il Cappellano del Batt., Don Miani, definendolo: "sbrigliato, chiacchierone, rumoroso, orgoglioso, irritabilissimo…. guai a contrariarlo, guai a non eseguire a puntino un suo ordine: era una sfilza di imprecazioni da far spavento… In mezzo ai pericoli, completamente padrone di sé, aveva subito chiara la visione delle cose, l'intuito sicuro di cosa bisognava fare, fissava il suo compito ed agiva senza indugio, infondendo ai soldati fiducia e volontà risoluta. Tutti sarebbero andati con lui a qualunque impresa". E' ormai un veterano, un "vecio", stimato ed ascoltato. Nel maggio del 1916 il Battaglione è schierato sull'altipiano di Tonezze a nord di Arsero per contenere la Strafe Expedition del Gen. Conrad.
Medaglia d'Argento al Valor Militare:
"Soggetto per due giorni consecutivi ad un intenso bombardamento nemico, si esponeva calmo e sereno sotto il fuoco, raccomandando ai suoi di tenere saldamente la posizione. Incalzato dall'avversario irruente, con rara perizia seppe ripiegare, combattendo e tenendo ancora in freno il nemico dalle trincee di seconda linea".
Medaglia d'Argento al Valor Militare:
"Comandante interinale di battaglione, primo ove maggiore era il pericolo, mobilissimo esempio ai propri dipendenti, diresse un'azione offensiva con energia, calma e serenità".
Croce di Guerra francese
Lì il Cap. De Cia ed i suoi alpini vivono una delle fasi più drammatiche del conflitto, combattendo ininterrottamente per oltre due mesi, da maggio a luglio, prima arretrando, poi attestandosi sull'ultima linea di resistenza sul ciglione che sovrasta la Val d'Astico ed infine partecipando ai contrattacchi che nel luglio 1916 porteranno alla riconquista di parte del territorio perduto. In questo periodo egli sarà insignito di ben due M.A.V.M.: la prima, come C.te di Comp. (Cimon del Lago, 20 maggio 1916); la seconda, come C.te ad interim del Battaglione, (Monte Giove, 9 giugno 1916), nonché una Citazione all'Ordine dell'Armata francese per il suo valoroso comportamento nelle predette tre fasi del ciclo operativo.
Nell'aprile del 1917 al Magg. De Cia viene assegnato, nell'imminenza della battaglia dell'Ortigara, il comando del Batt. Alp. "Bassano"; una grave distorsione alla caviglia lo costringerà a cedere il comando e gli impedirà di partecipare a quello che sarà ricordato il"Calvario degli Alpini".

Il Comando del Battaglione Bassano a cima Saette. Il Magg. De Cia è il terzo da sinistra.
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Con i pochi superstiti di quell'ecatombe e con giovanissimi rincalzi nel luglio del 1917 è proprio De Cia a ricostituire il Batt. "Bassano" riportandolo in linea a Cima Saette, sull'altipiano dei Sette Comuni. E' su quella posizione che il "Bassano" sarà investito dalle conseguenze della disfatta di Caporetto e parteciperà a tutte le fasi della drammatica e sanguinosa battaglia d'arresto battendosi con indomito vigore sul caposaldo del Sisemol, alle Melette, in Val Sasso. Tre mesi di strenua resistenza comportando il dissanguamento del Battaglione;
Medaglia d'Argento al Valor Militare:
"Comandante di parecchie compagnie di Alpini, dando mirabile esempio di calma, coraggio ed energia, conquistò posizioni tenacemente contrastate dal nemico, mantenendole saldamente, malgrado il violento bombardamento ed i forti contrattacchi dell'avversario".
Col d'Echele, 28 gennaio 1918
Nel gennaio 1918 il nostro Esercito da i primi segnali di ripresa ed azzarda un'azione offensiva sull'Altopiano di Asiago che sarà coronata da successo. Al Magg. De Cia viene affidato il comando di una colonna formata dai Battaglioni "Bassano", "Monte Baldo" e "Tirano" che, battendosi con determinazione e tenacia, porterà alla conquista del Col d'Echele. Per questa azione gli viene concessa la terza M.A.V.M. .

S.E. Vittorio Emanuele Orlando, Presidente del Consiglio, nella Piazza d'Armi a colloquio col Maggiore De Cia. Vicenza, 1918
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A questo ciclo operativo segue un periodo di stasi per la ricostituzione del Battaglione che viene ritirato nella zona di Vicenza e Mussolente.
Nel giugno del 1918 gli eserciti imperiali lanciano la loro ultima offensiva su tutto il fronte dall'Astico al mare, che con la "Battaglia del Solstizio" viene immediatamente controbattuta dalla nostre forze. Il "Bassano" è inizialmente schierato sul Grappa e poi sul Piave da dove, alla fine di ottobre, scatterà l'offensiva italiana che si concluderà a Vittorio Veneto.
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia:
"Comandante di un Battaglione Alpino sotto violento fuoco effettuava il passaggio del Piave e sull'altra sponda, pur essendo senza aiuti e comunicazioni per la sopravvenuta distruzione del ponte da parte dell'artiglieria nemica, accorreva di propria iniziativa a sostegno di reparti alleati che tentavano di affermarsi sulla sinistra del fiume. Respingeva violenti contrattacchi e, tenendo per tutta la giornata in soggezione l'avversario preponderante in forze, dava tempo ad altre truppe di accorrere e di cooperare allo sfondamento della linea nemica. Si distinse sempre durante tutta la guerra per valore, energia e perizia".
Piave 27, 28, 29, 30 ottobre 1918
Il 27 ottobre 1918 al battaglione di De Cia ed ad un battaglione francese viene dato l'ordine di attraversare per primi il Piave a Pederobba; le due unità riescono a costituire una testa di ponte oltre il fiume ma, per la distruzione di una passerella, rimangono isolati; per due giorni resistono a contrattacchi avversari; poi, con il sopraggiungere di altri reparti, l'offensiva riprende slancio ed il 30 De Cia con i suoi alpini, dopo accanito combattimento a Settolo, entra a Valdobbiadene. Per questa azione gli sarà attribuita l'onorificenza di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

Cerimonia a Gorizia di consegna al Maggiore De Cia della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.
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Alla fine della guerra il "Bassano" viene inquadrato nel 9° Regg. Alpini di Gorizia e, nel 1920, dislocato nella Valle del Timavo; è il periodo dell'impresa d'annunziana di Fiume; De Cia non vi partecipa, ma indirettamente la sostiene.

Il Maggiore De Cia e la signorina Afra Ferrari, fidanzati, sul balcone di casa Ferrari, in Via xx settembre a Bassano.
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In quegli anni frequenta gli ambienti bassanesi e nel dicembre 1921 sposa la signorina Ferrari; sarà la fedele compagna della sua vita e nell'ottobre 1922 gli darà il piccolo Alberto. Seguono anni di ordinaria attività di guarnigione che, con l'avanzare di grado, lo vedranno Ten.Col. nel 1926 al comando del Batt. Alp. "Feltre" e nel 1929 del Batt. Alp. "Borgo San Dalmazzo"; nel 1932, promosso Colonnello, comanderà il 55° Rgt. fanteria della B.f. "Marche" a Treviso; nel 1935 sarà Comandante del Distretto Militare di Bolzano e poi della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali degli Alpini e dei Bersaglieri a Bassano del Grappa, dove forgerà soldati che si batteranno con onore nel corso del secondo conflitto mondiale.

Cerimonia nel cortile della Scuola di Bassano.

Foto del Generale
Generale di Brigata, nell'agosto del 1938, gli viene assegnata la 5ˆ Divisione Alpina "Punteria", in quel di Brunico.

Col della Maddalena: S.A.R. il Principe Umberto passa in rivista le truppe dopo l'azione al Fronte Occidentale.
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Alla testa della G.U., nel giugno del 1940, De Cia partecipa alle operazioni sul fronte occidentale nella zona del Col della Maddalena, riuscendo a raggiungere gli obiettivi assegnatigli. La sua condotta di comandante è inoppugnabile ma, proprio per questo, critica nei confronti della disorganizzazione, impreparazione, mancanza di mezzi e del conseguente inutile sacrificio di vite umane con cui sono state condotte le operazioni. Dopo il rientro nelle sedi stanziali la "Punteria", nel novembre del 1940, viene precipitosamente immessa nell'infernale calderone della disgraziata campagna di Grecia, schierata sulla sinistra della "Julia" a sbarramento della Valle dell'Osum.

Il Generale De Cia con alcuni Ufficiali vicino al suo Comando in prossimità di ponte Dragoti
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Dicembre è un mese di disperati combattimenti per contenere la controffensiva greca mirante a raggiungere l'obbiettivo di Valona ed a ricacciare gli italiani in mare. A gennaio la spinta greca momentaneamente si attenua. Il De Cia ed i suoi alpini hanno retto all'urto con immani sacrifici ed il generale, ancora una volta, si lascia andare a critiche affermando che non è più disposto a sacrificare un solo alpino ed un solo mulo in quella dissennata operazione. E', probabilmente, questa la causa del suo repentino sollevamento dal comando, peraltro, giustificato, a seguito della sua promozione a Generale di Divisione, come un normale avvicendamento. Di lì a pochi giorni, il 25 gennaio 1941, sarà paradossalmente un mulo a restituirgli il comando, precipitando da una scarpata sul camion comando della Div. f. "Legnano" appena giunta in Grecia, andandone a centrare il Comandante, rompendogli una gamba ed imponendone la sostituzione.

Il Generale De Cia saluta la Bandiera di Guerra del 68° Rgt. F. 'Legnano' che entra in Klisura dopo l'ultima vittoriosa azione dell'aprile del 1941. E' la Bandiera del Rgt. gemello, della stessa Divisione, che il Re saluterà a Brindisi.
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De Cia è a piè d'opera e gli subentra. Al suo comando la "Legnano", schierata a cavallo della Vojussa nella zona di ponte Dragoti a difesa di Tepeleni, regge all'ultima offensiva greca e nell'aprile 1941 riavvia l'offensiva conquistando Klisura. Il 23 aprile la Grecia depone le armi.
Medaglia d'Argento al Valor Militare:
"Comandante di Divisione, dislocata su ampio e delicato settore di fronte, teneva saldamente in pugno, per un lungo periodo di tempo, la direzione della battaglia, impedendo al nemico, in forze soverchiante, di giungere in una importante direttrice. Nella fase offensiva, sviluppava azione ardita, decisa e velocissima, travolgendo le resistenze avversarie ed occupando munite ed importanti posizioni. Comandante di valore, anche in circostanze difficili, dimostrava di essere l'animatore ed il trascinatore dei suoi Fanti".
Fronte Greco, 26 gennaio – 18 aprile 1941
Al Gen. De Cia, per la condotta delle operazioni nel periodo 26 gennaio – 18 aprile 1941, verrà concessa la quarta M.A.V.M. .

Il Generale De Cia a cavallo nella zona di Alassio dove la Divisione 'Legnano' è schierata in difesa della costa
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Nell'estate del 1941 la "Legnano" è rimpatriata e posta in difesa della riviera di ponente in Liguria; vi trascorrerà più di un anno in sostanziale inattività operativa. Per mesi De cia ne cura il riordinamento, l'addestramento e la preparazione dello Stato Maggiore; con le sue capacità, la sua esperienza e con quel petto tinto d'azzurro ha carisma da vendere per fare della "Legnano" e dei suoi quadri una delle G.U. più efficienti del Regio Esercito Italiano. Lo attesteranno gli accadimenti degli anni successivi quando, dopo essere stata trasferita nell'Italia meridionale, proprio dai quadri e dagli uomini della "Legnano", da lui formati, prenderà corpo il primo nucleo dell'Esercito Italiano del Sud, cobelligerante con gli Alleati, con la costituzione del Gruppo di Combattimento "Legnano".

La famosa corona apposta ai piedi del monumento di Garibaldi a Nizza
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Nel novembre del 1942, per alcuni accadimenti francesi, la Germania decreta l'occupazione della Francia di Vichy; la "Legnano" è ridislocata in Provenza con il comando a Nizza, città natale di Garibaldi. De Cia, spinto dai suoi ideali risorgimentali, appena insediatosi, organizza la deposizione di una corona al monumento all'Eroe dei due Mondi. Mal gliene incorre! I francesi considerano Garibaldi un loro eroe e protestano vivacemente; ne nasce un incidente diplomatico e …De Cia, ancora una volta, viene sollevato dal comando. Sarà questo atto, del tutto marginale, a segnare il suo destino portandoli di lì a qualche tempo a compiere una scelta certamente non voluta ma ineludibile.

Il Generale De Cia con un gruppo di ufficiali del Comando
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Nel gennaio del '43 gli viene assegnato, sempre in Provenza, il comando della 223ˆ Divisione costiera; è un'evidente diminutio capitis, ma il Generale, da quel integerrimo ufficiale che è sempre stato, si applica al nuovo incarico con l'energia e l'impegno che gli sono propri, cooperando con i tedeschi.

Il sottotenente Alberto De Cia
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Negli anni precedenti anche il figlio Alberto ha intrapreso gli studi militari a Milano e Torino venendo assegnato, nell'agosto del '43, S.Tenente al Gruppo Art. Alp. "Lanzo", di stanza a Grenoble. Entrambi sono colti dall'8 settembre in terra straniera; in quel drammatico momento padre e figlio riescono a sentirsi ed il primo invita alla calma. I tedeschi intimano la resa al Generale che, dopo un iniziale rifiuto, per evitare inutili spargimenti di sangue, l'accetta non prima di aver radunato e parlato ai suoi uomini ed aver preso da loro congedo invitandoli, a testimonianza del suo reale sentire, al "Saluto al Re".

Il Generale, quale Capo del Centro Assistenza ai militari italiani internati nella Francia meridionale , a Valence durante una visita ai nostri soldati (ottobre 1943)
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La sua rettitudine morale, il suo onore di soldato gli impediscono di tradire l'alleato e, pur rifiutando di essere inquadrato nelle forze germaniche, decide di collaborare come "combattente" e già l'11 settembre, rispondendo all'appello del Maresciallo Graziani, entra nell'Esercito della R.S.I. assumendo il 24 la Direzione dell'Assistenza Internati Italiani nella Francia meridionale. Il figlio Alberto, fatto prigioniero con il suo Reparto, tenta la fuga e ripreso rischia una dura condanna; i tedeschi però stimano il Generale e, con un gesto di grande cavalleria per quei tempi concitati, soprassiedono alla sua condanna e lo assegnano al padre come ufficiale d'ordinanza.

Il Generale De Cia durante una cerimonia nel periodo della Repubblica Sociale Italiana
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Nel gennaio-febbraio 1944 De Cia sarà nominato Comandante della Regione Liguria ma, per la sua intransigenza e non facile comandabilità, sarà fatto sostituire dai tedeschi. Successivamente rimane a disposizione del Ministero FF.AA. e dello S.M.E. di Salò svolgendo attività ispettive, a partire dall'aprile '44, come Ispettore delle Truppe Alpine; rifiuta la carica di Presidente del tribunale Supremo Militare e, nel marzo 1945, il comando della neo costituita Divisione Alpina "Monte Rosa". Lungi da lui anche il solo pensiero di battersi contro altri italiani.
Alla fine della guerra il gen. De Cia non subirà alcun processo, nulla essendogli imputabile; il 12 novembre 1945 gli verrà comunicata "la cancellazione dai ruoli con perdita di grado"; verrà reintegrato con Decreto del Ministero Difesa-Esercito il 9 giugno 1950. Finisce così, in maniera molto diversa da come aveva certamente sognato, la sua luminosa e lunga carriera militare. E' probabile che, senza quella disgraziata corona a Garibaldi, il Gen. De Cia avrebbe fatto ritorno in Italia con la sua "Legnano", si sarebbe trovato dalla "parte giusta", si sarebbe ancora coperto di gloria e sarebbe oggi, anziché essere stato a lungo dimenticato, una delle figure più fulgide dell'Esercito Italiano. Tutti condizionali che non valgono a cambiare il corso della storia.

Adunata a Valdobbiadene il 6 ottobre '68 per la celebrazione del 50° del passaggio del Piave. Il Gen. De Cia con a fianco il Presidente Sez. A.n.a. Valdobbiadene dott. Bortolotti, ed altri Reduci del Btg. 'Bassano'
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Dopo il conflitto, il Gen. De Cia, schivo e riservato, si ritira a vita privata facendo pochissime apparizioni pubbliche; la farà, in particolare, nel 1950, testimoniando a favore ed in modo determinante per la riduzione della pena al processo intestato al Maresciallo Graziani; nel 1968 per incontrare i reduci del suo "Bassano" nel 50nario del passaggio del Piave; nel 1969 per incontrare a Cap Ferrat, Umberto di Savoia. Sarà al termine di questo incontro, dopo anni d'interiore sofferenza, che il Generale esprimerà al figlio la propria convinzione che "se tutti avessero avuto la volontà, nel nome d'Italia, di fare un passo verso gli altri, si sarebbe potuto ricostituire l'unità della Patria".

Foto del Generale
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Il Generale De Cia muore a Milano il 7 aprile 1971.
Per concludere, è indicativo di una delle tante anomalie di questo nostro Paese che a rendere omaggio e merito al Gen. Amedeo De Cia, ma anche al di lui figlio Alberto, siano stati due loro "avversari" di ieri: il dr. Giuseppe Gerosa Brichetto, M.A.V.M. "sul campo" a Montelungo nel 1943, che al Generale ha dedicato il libro biografico intitolato, appunto, "Soldato di tre guerre" ed il Gen. Alberto Li Gobbi, M.O.V.M. della Resistenza che, nella presentazione dello stesso libro, appella i due De Cia, a causa di una "Patria infida che cambia spesso ed improvvisamente le carte in tavola ai propri soldati", come "mascalzoni" non pensandolo però affatto, perché "le persone oneste possono combattere e morire senza odio, da soldati, pur di tener fede, secondo onore e coscienza, alle leggi ed al giuramento prestato". Quest'ultimo, in particolare, conclude il suo intervento con l'auspicio che le vecchie inimicizie siano finalmente sopite e dimenticate rammaricandosi del fatto che ciò sia ormai successo dappertutto meno che in Italia. Il fatto che il processo di riconciliazione tra quanti compirono la scelta "giusta" e quella "sbagliata sia, nonostante gli appelli di così nobili figure, ancora ben lungi dall'essere concluso rende arduo il pensare che quanti ancora vi si oppongono lo facciano per puri ed alti ideali ed amore per l'Italia.
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